DENTE O IMPIANTO? I MOTIVI DI UNA SCELTA

22Ott17:0021:00DENTE O IMPIANTO? I MOTIVI DI UNA SCELTA

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L’impostazione di un piano di trattamento odontoiatrico è un’operazione complessa che parte dall’identificazione del cosiddetto “chief complaint”, il motivo che ha portato il paziente alla nostra osservazione, per poi passare attraverso fasi diagnostiche che ci mettono in grado di concordare con il paziente un percorso che lo porterà alla soluzione dei problemi di salute orale. Oltre alle numerose valutazioni sulle patologie sistemiche, le eventuali abitudini viziate, la cariorecettività, il livello di igiene orale e di controllo della placca batterica, la salute parodontale, la situazione ortodontica e occlusale, la presenza di parafunzioni, di lesioni non cariose e altre che riguardano la bocca del paziente nel suo complesso, esiste un altro importante livello di valutazione, a carico del singolo dente, che riguarda la diagnosi, la possibilità di trattamento e la prognosi. Nel passato, il trattamento di denti gravemente compromessi era generalmente poco praticato, e l’estrazione, e la relativa sostituzione con dispositivi protesici, era ritenuta un’opzione accettabile, o addirittura preferibile alla cura dei denti stessi, soprattutto nei ceti socioeconomici più svantaggiati. Ciò ha fatto sì che l’edentulia parziale o totale fosse molto diffusa nella popolazione adulta e anziana.

Il miglioramento degli standard di vita, la prevenzione, il maggior accesso alle cure e altri fattori stanno riducendo la prevalenza dell’edentulia parziale o totale, sia negli adulti che negli anziani. Tuttavia, la decisione di trattare un dente compromesso dalla carie, da problemi endodontici o parodontali non è influenzata solo dalla sede e dall’estensione della carie, o dalla gravità dei problemi endodontici o parodontali. Il valore che l’odontoiatra e il paziente attribuiscono al mantenimento del dente affetto, oltre alla possibilità e volontà del paziente di far fronte all’impegno economico necessario, sono fattori di ordine comportamentale e socioeconomico che influenzano la scelta clinica finale.

L’evoluzione del design e delle superfici implantari e l’introduzione di nuove tecniche ha determinato un miglioramento quantitativo e qualitativo del processo di osteointegrazione e ha consentito di incrementare sensibilmente le percentuali di successo degli impianti, anche in condizioni di osso di scarsa qualità e con impianti di dimensioni ridotte; ad oggi gli impianti osteointegrati rappresentano la prima scelta nei casi di monoedentulia, la letteratura riporta una sopravvivenza a 10 anni pari a circa il 95% per i moderni dispositivi impiantabili. Bisogna però sottolineare che anche l’autotrapianto vanta ottimi risultati clinici, se si considera che il tasso di successo è superiore al 90% anche in studi con follow-up pluridecennali, ed è quindi un’alternativa praticabile. Infine, la conservazione di parti di radice in sedi implantari è una possibilità che sta raccogliendo sempre più consensi, per il mantenimento dei volumi tessutali.

La padronanza delle tecniche e dei processi decisionali che ci guidano nelle scelte cliniche è quindi di fondamentale importanza per individuare le migliori alternative terapeutiche da proporre al paziente.

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